Per non dimenticare quella splendida notte… “Napoli in festa per la vittoria della Coppa Italia”

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Dopo 25 anni il trofeo approda all’ombra del Vesuvio.

 C’è una linea sottile tra vincere e gioire, in particolare per Napoli, una città sola che deve lottare contro sfottò e razzie, frutto dell’ignoranza di gente nordista che però mai è punita. Quella linea sottile carica di soddisfazione, piena di entusiasmo, calcata da forti emozioni.  Ed è così che la vittoria di un trofeo a Napoli si accentua e si estremizza, rendendo la festa un party di cultura, ideali, ricordi e mentalità, che fanno di questo popolo una specialità. E la soddisfazione che oggi i napoletani possono vantare è la conquista della Coppa Italia contro la storica rivale Signora Juventus, neocampione d’Italia. L’Olimpico di Roma ha rappresentato un palcoscenico di storia ed emozioni ospitante la finale di questa competizione: l’ultima partita di una lunga e positiva stagione per gli Azzurri, nonostante spesso incomba il rammarico della mancata qualificazione in Champions League. Napoli comunque in festa: sciarpe, striscioni e bandiere. Tutto è dipinto d’azzurro, come quel cuore che batte nei napoletani, che pulsa uno spirito creativo, vincente ed edonistico, nonché indole di un popolo capace di cavare l’arte dal sole. Le lacrime del Pocho, in procinto di salpare da Napoli, rimarranno conservate nei ricordi dei tifosi; Cavani si aggiudica il titolo di capocannoniere della Coppa Italia con cinque gol; Pandev stabilisce un record assoluto in Italia: unico calciatore a vincere la competizione quattro volte consecutivamente, dal 2009 al 2012, prima con la Lazio, poi con l’Inter e infine col Napoli, e con una serie ancora aperta. In campionato gli Azzurri si sono aggiudicati il quinto posto, quindi la qualificazione all’Europa League. Stagione in Serie A che ha visto la Juve trionfante e un Milan che deve accontentarsi del secondo posto e zero titoli. Due squadre che lasciano partire due grandi calciatori di cui nomi, facce e carriere sono da tempo entrate nell’immaginario collettivo della gente: campioni del mondo e signori del calcio, Alessandro Del Piero e Filippo Inzaghi appendono al chiodo rispettivamente la maglia bianconera e quella rossonera. Uomini degni di meritare rispetto, garanti di sportività, artefici del calcio bello e pulito, lasciano l’Italia ma non il calcio giocato. Prima allievi, ora maestri. L’uno insegna ad essere eleganti col pallone fra i piedi, l’altro ad essere cinici e fanatici del gol. Discipline che si fondono per personificare un immagine del calcio italiano vincente, senza ombre e maldicenze.

Fabio Corsaro 

corsarofabio@gmail.com

 

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