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Officina Volturno

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Migranti, ambasciatori di cultura?

 

 

Presentazione del volume

 

Storia linguistica dell’emigrazione italiana nel mondo

 

Massimo Vedovelli (a cura di)

 

 

 

Roma, 22 maggio 2012 – ore 17:15

 

CSER, Via Dandolo 58

 

Interventi:

 

Prof. Tullio De Mauro, Professore emerito dell’Università di Roma “La Sapienza”, già Ministro della Pubblica Istruzione

 

Prof. Riccardo Campa, Professore emerito dell’Università per Stranieri di Siena, Direttore del Centro Studi, Documentazione e Biblioteca – Istituto Italo-Latino Americano di Roma

 

Prof. Massimo Vedovelli, Rettore dell’Università per Stranieri di Siena e curatore del volume

 

 

 

Mentre l’Italia si unificava un secolo e mezzo fa, un flusso notevole di “nuovi italiani” si dirigeva nel mondo: si calcola che in circa cento anni gli esodi migratori abbiano portato più di 26 milioni di persone fuori dai confini. E l’emigrazione italiana non è ancora finita.

 

Di questo vasto e multiforme movimento, l’opera curata dal prof. Massimo Vedovelli, Rettore dell’Università per Stranieri di Siena, intende offrire un quadro di sintesi sotto il profilo linguistico, esaminando come dai dialetti all’unità linguistica nazionale si sia giunti anche attraverso il contributo dell’emigrazione. La lingua inoltre è strettamente connessa alle dinamiche identitarie e presenta una doppia valenza: come segno dello status socio-culturale da un lato, e come elemento di crescita e di ascesa sociale dall’altro. Non senza l’influsso delle politiche dei paesi di partenza e di arrivo.
 

 

 

“Forti tensioni linguistiche hanno visto protagonisti i milioni di italiani che a più ondate hanno lasciato il paese per “fare fortuna”, nella “Merica” o in Australia, in Asia quanto in Africa: prima per lo più come poveri analfabeti e dialettofoni, di recente come “cervelli in fuga”, laureati e italofoni. Quali cambiamenti linguistici hanno interessato le nostre comunità emigrate? Quali rapporti esse hanno avuto con l’italiano? Come si sono confrontate con le lingue dei paesi di arrivo? Qual è stato il destino dei dialetti una volta lontani dai loro territori? Che cosa hanno fatto i governi italiani verso l’identità linguistica delle comunità di origine italiana nel mondo? E che cosa fare oggi, nel “mercato globale delle lingue”?  Il volume vuole contribuire a un bilancio che superi le retoriche nazionaliste o le spinte dissolutrici, a ricordarci che siamo – individui e collettività – ciò che ci fanno essere le nostre lingue, quelle che riceviamo dai nostri Padri, quelle che scegliamo di vivere.” (Dalla quarta di copertina)

 

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