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Il defibrillatore? Spesso troppo lontano

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 Un defibrillatore a portata di mano nei luoghi pubblici può salvare la vita. Lo sostiene da tempo  Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”. La conferma viene anche da una ricerca  della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania che ha esaminato il posizionamento di più di 2300 defibrillatori semiautomatici esterni extraospedalieri e che è stato presentato in anteprima l’11 maggio a Chicago nel corso del meeting annuale della Society for Academic Emergency Medicine.

È noto, ormai anche ai profani che almeno potenzialmente i defibrillatori semiautomatici esterni (DAE o AED) sono strumenti salvavita, ma dallo studio in questione, è emerso che purtroppo non risultano essere a portata di mano nella maggior parte dei casi di arresto cardiaco avvenuto in luoghi pubblici. Infatti, nonostante i programmi di formazione sulla rianimazione cardiopolmonare (CPR) e la diffusione sul territorio dei defibrillatori, i tassi di sopravvivenza per arresto cardiaco risultano essere sotto la soglia del 10 per cento in molte aree dei uno stato all’avanguardia come gli Stati Uniti.

L’arresto cardiaco, come dice la parola stessa si verifica quando un ritmo cardiaco anomalo fa sì che il cuore smetta di battere. I defibrillatori sono apparati elettronici che utilizzano scariche elettriche al fine di ristabilire le normali pulsazioni del cuore.

Gli studiosi dell’Università della Pennsylvania (USA) hanno incrociato i dati tra il posizionamento geografico di quasi 3.500 arresti cardiaci e quello di più di 2.300 defibrillatori semiautomatici esterni in tutta la contea di Filadelfia. Gli apparati sono stati localizzati più frequentemente in scuole e campus universitari (30 per cento), in edifici per uffici (22 per cento) e in edifici residenziali (4 per cento).

La ricerca ha potuto così rilevare che solo il 7 per cento degli arresti cardiaci è accaduto all’interno di un raggio di 200 metri di distanza dal defibrillatore, che è a circa due minuti di andata e ritorno a piedi dal sito dell’emergenza. Il 10 per cento degli arresti cardiaci si è verificato entro400 metri e il 21 per cento entro 600 metri (a circa 6 minuti a piedi).

Ciò che è sorprendente è che le probabilità di sopravvivenza per le vittime di arresto cardiaco scendono di circa il 10 per cento per ogni minuto trascorso senza rianimazione e defibrillazione. Infatti, i pazienti sottoposti a defibrillazione trascorsi sei minuti o più dall’arresto cardiaco hanno un tasso di sopravvivenza molto basso.

Per tali ragioni, la campagna dello “Sportello dei Diritti” per rendere obbligatoria la presenza di defibrillatori semiautomatici esterni in tutti gli edifici aperti al pubblico trova un’ulteriore conferma dallo studio che rileva come gli stessi debbano essere posizionati nella maniera più strategica possibile all’interno  delle comunità.

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