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Officina Volturno

Officina Volturno

Bis Dossena ma la notte è senza Champions e musichetta. Ora la Coppa Italia per rendere indimenticabile questa stagione.

Il Pocho spacca il San Paolo, fischi e applausi dagli spalti per Lavezzi.

Finisce il campionato: Azzurri quinti a 61 punti. Preliminari di Europa League se non si vince domenica in finale con la Juventus.

 

I sogni finiscono all’alba e la sbronza di questo matto campionato sarà da smaltire in una notte senza Champions e musichetta. Pazza è stata questa domenica sportiva, dalla F1 alla Premier League, dalla zona salvezza alla lotta per il terzo posto, in Italia. Alla fine svanisce l’illusione azzurra, dopo una scalata di posizioni, punti e risultati incredibile, scemata in un momento con i gol di Diamanti e Rubin, domenica scorsa, che hanno concesso al Napoli (solo) di accedere all’Europa League, passando per i preliminari nel caso di sconfitta nella finale di Coppa Italia. È l’unica cosa che rimane per far rimare la stagione con successo, gloria ed orgoglio. A una settimana dalla festa della mamma, la madre di tutte le partite ospiterà campioni e spettacolo nell’Olimpico di Roma. Napoli e Juventus, strade mai destinate ad incrociarsi, rette di un sistema aritmetico inconciliabili e mai eguali, poli opposti di un calcio che però ha da sempre messo a confronto queste due squadre e che ora ritornano a giocarsi una coppa, qualcosa che abbia senso e valore. Il campionato degli Azzurri si chiude con 66 gol fatti, il terzo miglior attacco, e 46 subiti, la nona difesa del campionato. Tanti i primi, troppi i secondi per una squadra che ha grandi ambizioni a livello europeo. Ultima giornata tra possibili addii, amarezza ma anche parziale soddisfazione, che potrebbe essere colmata con la conquista di un trofeo che manca da 26 anni. Fischi ingrati per il Pocho, artefice di un capitolo della storia del Napoli. Se andrà via o resterà ancora all’ombra del Vesuvio, saranno il tempo e i soldi a decretarlo. Dossena ha voglia di Napoli. Grava forse lascia gli Azzurri dopo 7 anni di scalata. Pandev dà l’ultimo saluto al San Paolo. Ma ora, prima di qualsiasi bacio e abbraccio, che possano essere di addio o meno, c’è un trofeo da conquistare per rendere indimenticabile questa matta stagione.

 

De Sanctis, 6.5. Tra i pali è uno dei migliori portieri italiani ma le uscite sono il suo tallone d’Achille. Colpevole per il gol subito, straordinario poi in più di un’occasione. Chiude il campionato con 46 gol subiti, causa anche una difesa distratta e mal organizzata nel corso della stagione.

 

Campagnaro, 6.5. Corre a perdifiato e innesca l’assist per Dossena, in occasione del secondo gol. Copre bene la sua zona ed esegue un’ottima fase offensiva, con tanti sprint e buoni cross, tali da creare insidie per gli avversari.

Grava, sv. Il tempo di prendersi gli applausi per poi lasciare Napoli dopo 7 anni, dalla Serie B alla Champions League.

 

Cannavaro, 6. Una forte contusione al costato lo costringe a lasciare il campo a 15 minuti dall’inizio del match. Ci mette la solita grinta anche con un momentaneo handicap fisico.

Fernandez, 6. Meno elegante rispetto alle precedenti prestazioni ma è pur sempre concreto negli anticipi e nella marcatura.

 

Britos, 6. Impegnato ben poco, non ha particolari occasioni per mettersi in mostra. Lascia troppo spazio nelle retrovie quando sale per i calci da fermo, ma forse Mazzarri non lo mette al corrente della pericolosità dei contropiedi degli avversari che, in questa come in altre partite, condanna il Napoli a subire gol, data l’inferiorità numerica nelle ripartenze. La sua stagione è stata costernata da infortuni e pochi minuti accumulati nelle gambe. Potrà riscattarsi la prossima annata (?)

 

Maggio, 5.5. Stilato nei preconvocati di Prandelli insieme a De Sanctis per gli Europei, oggi non esalta le sue doti fisiche e qualitative. Si concede un cross basso per il Pocho senza poi incidere particolarmente sulla gara.

 

Inler, 6. Ci mette grinta e prova spesso la conclusione. Ha voglia di fare, ma non sempre gli riesce ciò che vuole. Finora è stato (parzialmente) decisivo solo in Champions League. La finale di una Coppa è alle porte… potrà essere la sua notte?

 

Gargano, 6. Macina chilometri e chilometri, diventando il padrone dinamico del centrocampo. Segue più di una volta l’azione d’attacco, rendendosene partecipe ma sbaglia l’ultimo passaggio e il tocco che imposti l’azione.

 

Dossena, 7.5. Indemoniato uomo dalla canuta barba che rispecchia il volto di un guerriero, voglioso ancora di indossare la veste azzurra, quella dalla quale solo pochi avrebbero il coraggio di togliersela. Treno senza freni, deraglia dalla fascia al centro dell’area per firmare una doppietta dal sapore di napoletanità. Forse una stagione fin troppo altalenante ma, quella stemma, come un tatuaggio, è indelebile ed è impossibile privarsene.

 

Hamsik, 6.5. Col rasoio fa di suo figlio Christian la sua fotocopia per la stravaganza dei capelli; con una rasoiata non riesce a bucare Farelli, che si trova spesso lo slovacco dalle sue parti. Buon piede e buona inventiva: è lui che serve l’assist del primo gol a Dossena.

 

Lavezzi, 6.+ Patata che scotta: fin troppo bollente. Il suo nome è il titolo di un capitolo di una storia chiamata Napoli, iniziata nel lontano 1926 che ha portato ai napoletani la gioia di infinte emozioni, scandite dall’estro di tanti campioni. Indossare la maglia azzurra significa fare un patto con se stessi e con la città: onorarla, rispettarla, considerarla una seconda pelle. Ma il tempo vola: quel ragazzino argentino dai lunghi capelli che incantò Napoli con le sue magie, potrebbe lasciare il San Paolo dopo 5 anni di convivenza con un pubblico che l’ha sempre amato, ma che ora si ritrova spaccato tra fischi e applausi per un Pocho che comunque ha lasciato il segno. Il mercato parlerà, i soldi faranno la loro parte, il cuore… magari avesse voce in capitolo.

Tanta corsa e grande impegno. Solito Lavezzi generoso tatticamente, destinato sempre a beccarsi calci a destra e a manca.

 

Pandev, 6+. Ancor più probabile è questa sua apparizione nel quartiere di Fuorigrotta, lasciato tra un’onda di applausi che hanno il potere di gratificare e congratularsi con un campione che ha dato tanto a questa squadra, con 6 gol e tanti assist. Dà infatti il là alla prima azione da gol e col suo piede di velluto innesca più di una insidia.

Zuniga, 6. Solito dinamismo. Gioca in posizione avanzata, cercando più di un tiro, ma sempre ribattuto.

Fabio Corsaro 

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