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L’ssurda decisione di chiudere le scuole nella giornata della memoria.

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 “Per amore del mio popolo non tacerò”.Per queste parole don Peppe Diana venne brutalmente ammazzato dai killers della camorra sull’altare della sua chiesa a Casal di Principe. In omaggio a lui – e alle tante altre vittime innocenti, come Franco Imposimato) il 19 marzo doveva essere una ricorrenza della memoria. Invece in Campania le scuole restano chiuse trasformandola in una giornata di festa, in base ad una assurda decisione della Regione e dell’Ufficio Scolastico Campano. A mio modo di vedere questa è una scelta sbagliata, la meno opportuna e consona con il messaggio di liberazione dalla violenza criminale per cui si sono battuti tanti martiri.

Come ha giustamente sottolineato il referente di Libera Provinciale Valerio Taglione – intervistato oggi da Il Mattino – per il futuro è auspicabile che la giornata della memoria nelle scuole recuperi il significato vero di testimonianza, di narrazione collettiva  e di cittadinanza attiva, per affermare fino in fondo la cultura della legalità democratica e della partecipazione responsabile. Invece di chiuderle, proprio in quel giorno le scuole devono funzionare con attività di ricerca e laboratori dedicati a dare voce a questi protagonisti di una riscossa civica di un Sud che resiste e lotta quotidianamente contro il potere violento di ogni tipo di mafia.

E ciò assume particolare rilievo soprattutto in quelle aree (da Saviano definite “terre di Gomorra”) dove molto spesso le scuole rappresentano gli unici presidi sul territorio di democrazia e di apprendimento permanente. Proprio per questo in determinate ricorrenze devono rimanere “scuole aperte” – anche di pomeriggio – come si è sperimentato con la precedente giunta regionale con un apposito progetto EDA, in cui vennero impegnati docenti (preparati e motivati), con il coinvolgimento di tanti studenti e delle loro famiglie, soprattutto per combattere una delle piaghe sociali più pericolose: quella della dispersione e dell’evasione scolastica.

 

Pasquale Iorio

Fabio Corsaro

Sono nato e cresciuto professionalmente tra le mura di questa redazione che ha avuto sin da subito l'odore di casa. Ho cominciato a 16 anni a dare adito alla passione per la scrittura e voce alla scrupolosa sete di conoscenza e curiosità attraverso il fascino della carta stampata. Oggi ho 20 anni, sono un laureando alla Facoltà di Scienze della Comunicazione presso l'Università di Salerno, da oltre un anno giornalista pubblicista e da qualche mese direttore di Informare: credo che le passioni che ci portiamo dentro debbano essere coltivate fino in fondo, dando loro la forma del sacrificio e della concretezza. Inoltre, credo che tutto, compreso gli uomini, possa essere soggetto a pratiche di miglioramento: ad maiora semper!

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