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Napoli, stavolta ce l’hai messa tutta. Rimane l’amaro in bocca per una partita meritata.

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sport Napoli, stavolta ce l’hai messa tutta. Rimane l’amaro in bocca per una partita meritata. 417210_323400674371661_165265310185199_966178_949656735_nAntonioli, palo e guardalinee: Azzurri penalizzati da una serie di eventi sfortunati.

Ci provano in tutti i modi: prima Cavani, poi Pandev, infine Vargas. Porta stregata. Mazzarri e DeLa furiosi con Banti.

Impegni che si accumulano, punti persi per strada, squadre più lontane e, di questo passo, impossibili da raggiungere. È un susseguirsi di eventi e conseguenze che stanno determinando l’esito della stagione Azzurra. Una dea troppo bendata che infligge al Napoli un tedioso supplizio. Prima Antonioli, poi il palo e infine arbitro e guardalinee. Stavolta il Napoli non ha potuto fare davvero nulla. Provandoci con grinta e volontà, conscio della precaria situazione in classifica, le continue pressioni presso la porta di Antonioli sono state vane. Il Cesena aspetta e cerca di colpire nelle ripartenze, risultando spesso insidioso. Intanto Lavezzi dalla tribuna sorseggia forse del Mate caldo, un infuso popolare in Sudamerica, mentre assiste i compagni lottare, invano, pur di vincere una partita stregata. E allora l’unica cosa da fare è aspettare che questo periodo passi, con la consapevolezza di averci provato fino alla fine, nella speranza comunque di togliersi qualche soddisfazione.

 

De Sanctis, 6. Il Cesena si presenta poco dalle sue parti ma quando lo fa risulta insidioso. Protagonista soprattutto nel secondo tempo, con un gran uscita coi pugni su Rodriguez e un’incertezza causata da un’indecisione difensiva.

Campagnaro, 5+. Dimostra ancora di non essere al top della forma, causa anche il copioso minutaggio accumulato nelle gambe. Sbaglia giocate elementari. Si riprende leggermente nel secondo tempo ma ha bisogno di riposo. Tuttavia Mazzarri si ostina a tenerlo titolare, lasciando in panca un Fernadez che scalpita, non trovando però spazio.

Aronica, 6. Schierato come centrale difensivo per necessità, non fa rimpiangere più di tanto l’assenza di Cannavaro. Buona prestazione di contenimento e sicurezza anche se a volte si concede a qualche leggerezza causata da troppa superficialità.

Britos, 6. Seconda partita consecutiva da titolare dopo un lungo stop, e si dimostra una più che valida alternativa da usufruire per Mazzarri. Bravo in copertura con qualche importante spunto offensivo. È dotato anche di un buon piede.                                                                                                                                Zuniga, 5.5. Contribuisce a velocizzare l’azione sull’out di sinistra ma è poco preciso ed impeccabile nel pennellare i cross. Ci prova anche con una conclusione, ma è esagerato.

Maggio, 5.5. Buone le sue folate offensive, ma l’arrosto è troppo poco per così tanto fumo: cross imprecisi, quindi fuori o tra le mani di Antonioli. Anche a lui, un po’ di riposo farebbe bene.

Inler, 5. Era stato acquistato per colmare un centrocampo povero di qualità, quando né Pazienza, né Gargano ne garantivano abbastanza. Tuttavia sembra che sia più propenso al “gioco sporco”, lasciando al compagno di reparto Gargano il compito di impostare. Usa tanto il fisico, ma poco il piede.                                Hamsik, 6+. Messo per dare qualche spunto offensivo in più e sostenere un attacco limitato dal muro difensivo avversario, compie un lavoro di conciliazione, come suo solito e come le sue caratteristiche gli permettono di fare, tra centrocampo e attacco.

Gargano, 6.5. Prestazione di alto livello: corsa, sacrificio, marcatura e impostazione. Lancia spesso profondo gli attaccanti e si rende artefice di un’ottima copertura. Imposta bene il gioco e salva più di una volta in occasione di una ripartenza cesenate. Di fondamentale importanza per gli schemi della squadra.

Dossena, 6. Più in forma di Maggio, nello sprint e nei cross, innesca alcune insidie offensive. Tanta corsa. Cala leggermente nel finale lasciando a Zuniga lo spazio per attaccare e mettere in difficoltà gli avversari.   Vargas, 6. Gettato nel mucchio nella speranza che illumini il San Paolo con una magia. Purtroppo la porta è stregata e il Napoli è sfortunato. Dimostra di essere gradualmente parte integrante degli schemi della squadra. Caccia la personalità, andando vicino anche alla rete con un colpo di testa che però non ha trovato fortuna.

Dzemaili, 6.5. In gran spolvero stasera l’elvetico. Uno tra i migliori, si sacrifica tra fase offensiva e di contenimento. Ottimi i suoi spunti di impostazione mentre dona velocità alle ripartenze. Può considerarsi tra i “titolarissimi”, data anche la considerazione che Mazzarri ha di lui.

Pandev, 6.5. Bello da vedere, ma è davvero sfortunato. Palla attaccata al piede, movimenti veloci e precisi, conclusioni sempre insidiose, ma stavolta mai decisive. Cerca più di una volta la gloria del gol, ma prima Antonioli, poi il guardalinee, gliela negano. Contribuisce anche alla costrizione di diverse azioni, incarnandosi nel ruolo di architetto della squadra.

Cavani, 6. Più bello di Pandev, ma neanche a lui la dea bendata non lo ha aiutato. Sembra girare tutto per il verso storto, quando invece l’anno scorso ogni tiro era un gol. Antonioli si avventa sui piedi evitando che il Matador segnasse, ma anche quando il portiere è ormai battuto, ci pensa in difensore a salvare sulla linea. È una dea troppo bendata, che si incarna nel palo per evitare il concretizzarsi di un ulteriore occasione da gol. Povero Cavani. Povero Napoli.

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