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Officina Volturno

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Vincenzo Ammaliato: Informare, un periodico col vizio di informare.

Il primo articolo che scrissi per “informare”, mi pare, oltre nove anni fa, fece scoprire alla gente di Castelvolturno il girone infernale dei tossicodipendenti in salsa domiziana, che all’epoca dei fatti vivevano (e morivano) nella pineta di Baia Verde. Oggi, gli stessi, occupano l’ex Hotel Boomerang-Zagarella. A distanza di tanto tempo, ancora nessuno si interessa di loro, se non i volontari della Jerry Masslo e i giornalisti di mezzo mondo, che da un paio d’anni in quest’angolo d’Italia vengono a caccia dello scoop, intervistando e fotografando lo “zoo“ del litorale domizio. Ricordo bene che all’epoca di questo mio Intervento su “Informare” molti cittadini di Castelvolturno mi ringraziarono per averli messi a conoscenza di una simile realtà che insisteva a due passi dalle proprie abitazioni. Qualcun’altro, però, per lo stesso articolo, mi biasimò. “Castelvolturno – era la loro tesi – ha già fin troppi problemi, e non è il caso che se ne facciano conoscere altri”. Lì per lì, non mi resi conto di quelle parole. Rilessi il mio articolo; cercai di analizzarlo frase per frase, ma non intravedevo alcuna responsabilità soggettiva. Col passare del tempo e concentrando sempre più la mia attività giornalistica nel documentare i disagi del territorio dove vivo ho realizzato che qualunque cosa avrei scritto che non si sarebbe occupata di feste di paese e della “solerte” attività degli amministratori comunali di turno avrei avuto sempre gli stessi problemi con gli stessi personaggi. In pratica, per loro, se scrivevo (e se scrivo) del mare inquinato, non sono i dirigenti e i funzionari del ciclo integrato delle acque e della depurazione a causare il disastro ambientale, ma è il giornalista il responsabile del calo d’affari degli stabilimenti balneari. Per loro, se scrivevo (e se scrivo) delle mancate bonifiche ambientali, non sono gli enti locali inadempienti ad essere additati e chiamati alle proprie responsabilità, ma è il giornalista il responsabile dell’aumento delle malattie tumorali della zona. Se scrivevo (e se scrivo) dell’illegalità diffusa del litorale domizio, non sono i sempre tanti furbi della zona che si devono vergognare, ma è il giornalista che deve preoccuparsi della sua incolumità. Eppure, la mia coscienza mi impone di percorrere sempre la stessa strada e nella medesima direzione. Il mio modo di scrivere pertanto non è mai cambiato. Non ho  ceduto a intimidazioni e minacce. Ho scritto, scrivo e scriverò sempre con la schiena dritta e nell’interesse del cittadino semplice, che il proprio “posto al sole” non lo cerca calpestando il suo vicino. In questi ultimi dieci anni ho avuto sempre al mio fianco “Informare”, un periodico col “vizio” d’informare. Talvolta lo ha fatto in maniera poco plurale, ma “Informare”  ha sempre cercato di portare a conoscenza la gente di Castelvolturno dei fatti che capitano sui ventisette chilometri della sua via Domiziana.  Non a tutti in questa parte d’Italia piace che si parli dei fatti? Ebbene, questo resterà un loro problema!

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