Leggi Informare Agosto 2014 N°136

Leggi Informare Luglio 2014 N°135

Leggi Informare Giugno 2014 N° 134

Leggi Informare Maggio 2014 N° 133

Informare Aprile 2014 N°132

Informare Marzo 2014 N° 131

Informare Febbraio 2014 N° 130

http://issuu.com/informareonline/docs/definitivoperissuu

Acqua pubblica, l’intervista a padre Alex Zanotelli

Print Friendly
Alex Zanotelli

Alex Zanotelli

Castel Volturno. E’ stata una marcia dall’ignoto verso l’infinito ed oltre. Così si potrebbe definire la marcia trionfale della discussione referendaria in Italia: dall’ignoto all’infinito.

E già, perché nell’Italia delle televisioni e della carta stampa una campagna fatta di conferenze, di dibattiti alla presenza di quattro gatti e di tanto tam tam su internet (social-network in testa) pareva non avere alcuna speranza. Eppure qualcosa è accaduto. Qualcosa è partito dal basso e forse, specie sull’acqua, è partito pure da lontano.

Abbiamo ascoltato padre Alex Zanotelli, frate comboniano conosciuto per aver eretto le tesi su cui si basano molti movimenti della pace e della giustizia sociale in Italia e per aver legato il suo nome a “madre acqua pubblica”.

Padre sono anni che si batte per l’acqua pubblica, a difesa delle fasce deboli della società italiana ed anche del principio alla vita di tutta l’umanità. I suoi messaggi di pace e di lotta per la difesa del bene pubblico come sono stati recepiti in questi ultimi anni? “E’ stata una lunga lotta, iniziata con la mia esperienza a Korogocho (Kenya, ndr.) dove ho vissuto con la gente e dove compravo l’acqua con la tanica portandola nella mia baracca. Li ho capito quanto costa e quanto costa ai poveri. Quando sono tornato, la mia gente di Korogocho mi impose le mani e mi chiese di convertire gli uomini bianchi, specie sul tema dell’acqua.

“Sono sette anni, dal 2004, che abbiamo iniziato a Napoli l’impegno per l’acqua pubblica. Napoli perché sentii che lì l’acqua veniva privatizzata con la creazione dell’Ato (Ambito territoriale ottimale) 2 a cui aderirono pressappoco 150 comuni. Quando ho sentito questa roba sono andato sotto shock. Sono andato alla rete idrica ed ho chiesto come facessero a rimanere in silenzio.

Da lì è partita la grande lotta su Napoli. In un anno e mezzo, era il 31 gennaio 2006, abbiamo ottenuto una straordinaria vittoria a favore dell’acqua pubblica. Dopo ci siamo immessi nella grande dell’Italia entrando nel popolo dell’acqua.

Tramite la rete siamo arrivati al Parlamento italiano, che è stato ilp rimo in Europa e forse il primo al mondo, ad sancire l’acqua quale “bene di rilevanza economica” e lì è partita la marcia per il referendum.

Noi abbiamo cercato di parlare al cuore della gente, facendo ricordare cosa si giocavano sull’acqua. Ero convinto che avremmo vinto, ma non così. Sapevo che eravamo contro tutto e tutti: contro i partiti, contro la destra e contro la sinistra, che ci ostacolavano; contro i potentati economico-finanziari; e che non potevamo contare neppure sull’appoggio dei media. Qualcosa di incredibile, 27milioni di italiani al voto”.

Alla fine l’Italia è andata a votare, come si è risvegliato martedì mattina? “Mi sono risvegliato davvero con una grande gioia. Avevamo già celebrato di per se lunedì sera in piazza del Gesù, dove la Napoli che si da da fare si è ritrovata in piazza a ballare, gioire a cantare. Ero davvero emozionato, tanta gente piangeva dalla gioia. Non pensavamo di arrivare ad un simile risultato. Vorrei ricordare le due domande fondamentali sull’acqua, fatte dai migliori giuristi italiani (Lucarelli, Rodotà, ecc): L’acqua è un bene “di non rilevanza economica” e togliere “il profitto dall’acqua”. Due domande per un pugno allo stomaco dell’ideologia del mercato, davvero chiedere di investire senza profitto va contro tutta la logica del mercato.

Insisto su questo fatto: tutto quello che nasce e che è vita viene dall’acqua. Come abbiamo fatto ad arrivare ad una bestemmia del genere, a privatizzare la madre? Ogni tanto quando parlo chiedo ai bambini se, quando sono arrabbiati, abbiano mai pensato di privatizzare le loro madri.

Abbiamo posto grandi domande parlando al cuore della gente e la gente ha risposto con il cuore.

Un leghista su due ha votato sull’acqua e anche tanti del centrodestra hanno votato. Abbiamo tentato di parlare al cuore, alla dimensione della spiritualità della gente contro la mercificazione del pianeta. E’ una vittoria che mi consola, dedicata ai poveri del Sud del mondo ed alle famiglie impoverite di questo paese. Vivo a Rione Sanità a Napoli dove tante famiglie non arrivano alla fine del mese, con bollette 200-300 volte più care al mese voglio vedere chi le può pagare. Se oggi al mondo ci sono 50milioni di morti di fame all’anno, domani ce ne saranno 100 di morti di sete” . Abrogata la legge con il referendum ora si deve dare una sistemata al settore, confermando il principio, e riparando la risorsa acqua dagli sprechi. Ha qualche suggerimento da dare? “Si, chiaro che deve nascere. Bisogna tradurre la volontà in legge. Chi ha una gestione dell’acqua S.P.A. Deve passare ad azienda speciale, quello che si farà a Napoli dove Lucarelli, assessore ai beni comuni, e De Magistris hanno detto che l’ARIN (azienda rete idrica napoli) diventerà azienda speciale e non più Spa. Così viene tolto il 7% dalle tariffe e non si guadagna più sull’acqua.

Il problema che rimane. Si dice che i privati possono investire e riparare i guasti della rete idrica, ma loro non ripareranno mai il disastro dell’acqua in quanto è una perdita enorme. Le nostre strutture, pressappoco 300mila chilometri di condutture perdono a livello nazionale il 40% dell’acqua erogata. E’ chiaro che il privato non ci metterà mano a questa roba e il pubblico non si dica che non ha soldi. L’anno scorso il parlamento ha votato in questo periodo per 27miliardi di euro in armi. Invece di usarli per il ponte sullo stretto di Messina possono investire sull’acqua. E’ il bene più prezioso che abbiamo, qualsiasi cosa che il pubblico guadagna deve essere investito sull’acqua. Bisogna capire quanto costa ed investirci. I Comuni devono gestirla con le comunità a garantire la potabilità e che non ci sia guadagno sul prezzo. Così avviene il grande salto di qualità, perché deve nascere una nuova cultura sull’acqua. L’Onu ha dichiarato che si può vivere con cinquanta litri di acqua a testa al giorno, in Italia ne usiamo 250 (secondi al mondo) mentre negli Stati Uniti si arriva a 400-500. Bisogna insegnare nuovamente ai bambini di chiudere il rubinetto quando si lavano i denti. L’acqua buona è pochissima, appena il 3% e quella non usata è solo un decimo di questa quota”.

Sul litorale domitio molti Comuni, come buona parte del Meridione, hanno registrato bassi tassi di votanti. E’ un segnale preoccupante o è solo la forza dei media tradizionali ad aver inciso sulla libertà di scelta in questo territorio? “I media sono stati devastanti e vanno messi sul tavolo. Ho notato che il problema grosso è l’informazione nei cittadini, i media non informano. Bisogna iniziare a fare una informazione seria, questa è la prima cosa, in quanto non c’è democrazia senza informazione. Con questa televisione non ci può essere democrazia.

Noto pure che sul litorale domiziano, che conosco, ci sono pochissime associazioni, pochissima capacità di mettersi insieme. Si deve riuscire a stare insieme, anche se c’è chi lotta per una causa e chi per un altra. Bisogna fare rete. E’ allora che si inizia a pesare, si inizia a cambiare. E’ questa la strada maestra per vincere, dobbiamo vincere anche sul litorale domiziano”.

 

Officina Volturno

Officina Volturno

Comune di Castel Volturno

Comune di Castel Volturno

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti al nostro mensile, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Categorie

Social Widgets powered by AB-WebLog.com.