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La domanda Intervista al Giudice Raffaello Magi

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Quando la redazione di Informare mi ha chiesto per il suo mensile di commentare la recente sentenza al processo per la strage di San Gennaro, ne sono stato onorato; ma senza falsa modestia, non mi sono sentito all’altezza di farlo. Da dieci anni racconto il territorio domiziano per conto di un giornale molto diffuso. E tento di farlo in maniera oggettiva,senza cedere alla tentazione di infarcire le cronache di considerazioni personali.

Spesso ci riesco. Qualche volta meno. Ma per un tema tanto delicato, come quello del barbaro e vigliacco atto terroristico portato a termine dal killer cieco e dai suoi balordi gregari alla sartoria etnica del Lago Patria, ho preferito chiedere sostegno a una persona che seppure non vive sul litorale domizio conosce alla perfezione le dinamiche socio-giudiziarie del territorio, una persona dalla statura morale indiscutibile e del quale ho personalmente una grossa stima sia sul piano professionale, sia su quello umano: Presidente della prima sezione del Tribunale di S. Maria Capua Vetere Raffaello Magi. Caro Lello, sarebbero decine le domande che ti vorrei porre sulle mie terre e i suoi protagonisti; numerosissimi i dubbi e le perplessità che avrei il

piacere di esporti; infinite le tematiche che vorrei condividere.

Eppure, in questo particolare momento storico per il territorio domiziano, preferisco farti una sola e singola domanda. Una domanda, peraltro, che ha bisogno di un breve antefatto: Negli ultimi due anni la magistratura e le forze dell’ordine hanno assicurato alla giustizia almeno venti persone di Castelvolturno che in una maniera o nell’altra erano organiche al cosiddetto clan dei casalesi, azzerando in maniera quasi totale la banda malavitosa che da oltre venti anni gestiva in zona la vita e la morte di ogni singolo individuo. Eppure, nonostante queste fondamentali operazioni, la gente del litorale domizio, o almeno una gran parte di essa, non riesce ancora a vedere la luce alla fine del tunnel. tipo di mafi a, è chiaro oramai che non basta solo il solerte impegno della procura e dei tutori della legge. È indispensabile che i singoli cittadini facciano la propria parte, isolando i malviventi e denunciando ogni azione criminosa.

Ma a Castelvolturno su questo punto c’è un evidente tilt. In questo lembo d’Italia fra le altre persone f nite con le manette ai polsi negli ultimi mesi c’è anche un comandante dei carabinieri, condannato in primo grado a 4 anni e 8 mesi per aver aiutato l’organizzazione malavitosa dei casalesi. Qui, lo scorso novembre il territorio è stato sconquassato come uno tsunami da un’inchiesta della procura antimafia che ha coinvolto quasi l’intero apparato socio-politico della zona,fra i quali l’attuale primo cittadino, i suoi due predecessori, gran parte del comando vigili urbani, assessori e dirigenti comunali per aver anche loro favorito (secondo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia) il clan camorristico della zona. Ebbene (pur ricordando che ognuno degli indagati potrà dimostrare nella fase dibattimentale la propria innocenza), alla luce di questi aspetti

così inquietanti, ti formulo la mia singola domanda: in un territorio dalle dinamiche ribaltanti come appare oggettivamente Castelvolturno, come può il singolo cittadino avere ancora fiducia nello Stato; e, soprattutto, perché la collettività del litorale domizio deve ancora avere speranza e fiducia nelle istituzioni? «La domanda, caro Vincenzo, per certi versi, va al di là delle mie possibilità di risposta. Per quanto mi riguarda, infatti, io sono uomo delle istituzioni e da anni combatto per migliorare il ‘volto dello stato’ in questa sfortunata provincia. Per ‘volto dello stato’ intendo il modo di comportarsi di chi riveste, dalla prima all’ultima, una responsabilità decisionale o

operativa per conto della collettività. Non bisogna mai dimenticare infatti, il senso di questa ‘delega’ perché chi è investito di compiti pubblici spesso tende ad agire ‘per sé’ e accantona le esigenze collettive. Mi rendo conto che, su questi temi, Castelvolturno è un luogo cruciale, che manifesta in modo drammatico tutte le contraddizioni profonde maturate in questi ultimi trent’anni. Poteva essere una realtà invidiabile con lo sfruttamento turistico del litorale (se non fosse uno dei più inquinati d’Italia) e della pineta (da anni crocevia dello spaccio) così come le opportunità legate all’agricoltura ed all’allevamento delle bufale si sono tristemente trasformate in occasioni di investimento per i poteri criminali, con mortificazione dello sviluppo. Il degrado del patrimonio edilizio ha reso

possibile poi lo sfruttamento di un’imponente popolazione di immigrati che trova in quei ‘residui abitativi’ un simulacro di accoglienza. Il tema che si pone oggi, a mio avviso, è quello della bonifica del territorio e del suo adeguamento ad esigenze produttive e abitative da paese ‘normale’. Ed è un tema difficile, proprio perché spesso i poteri criminali dopo aver ‘determinato’ il degrado si pongono – con altri volti – come soggetti in grado di realizzare il recupero, spesso ‘senza concorrenti’. La comunità locale ha un ruolo di fondamentale importanza, in un momento simile. Deve, infatti, imporre l’adozione di scelte condivise, vigilare sull’affidamento delle opere, estraniare chi ripropone logiche di violenza e sopraffazione che speriamo

essere perdenti. La possibilità, a mio avviso, esiste.

Bisogna farsi rappresentare da persone oneste, non perdere la ritrovata abitudine di denunziare i soprusi, non accantonare la speranza. Altrimenti anche la lunga azione di contrasto ai poteri criminali, che indubbiamente è stata realizzata, risulterà vana. Con affetto, a te e a tutta la gente di Castelvolturno».

VINCENZO AMMALIATO WWW.AMMALIATO.IT

 

 

Officina Volturno

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Comune di Castel Volturno

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