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Nothingness, quando ferro ed acciaio non servono ad uccidere

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NAPOLI. A seguito della mostra d’arteNothingness dell’artista RosariaIazzetta, tenutasi presso piazzetta Nilo nel cuore culturale di Napoli, abbiamo voluto realizzare un intervistasui temi ed i sentimenti profusidalla stessa nel realizzare questeopere d’arte contemporanea molto belle ed interessanti sotto il profilo concettuale (società, costumi, lotta alla criminalità organizzata).

Ho sentito di antropologi, sociologi,magistrati, scrittori, giornalisti,politici e imprenditori anticamorra, di scultori è la prima volta. Cosa timuove? «Credo che più che sentirmiuna scultrice anti-camorra, il mio lavoro intende sottolineare la bellezza dellaverità, condannando il sopruso in tutte le sue forme. E’ attraverso ilpuro sentimento che lavita prende a riempirsi dibeatitudine e di profondità. E questo credo cheesiste e si ha voglia disostenerlo indipendentemente dal mestiere odalla professione che si fa. Il ferro è il materiale alla quale più mi sento attratta, e la scultura è l’espressione che più mi permette di dare forma ai miei pensieri. Credo che sia importante, secondo l’ attività di ognuno di noi, mostrare quanto il sopruso abbia preso il sopravvento nella mente di quelli che si definivano sani e poi non lo sono mai stati omettendo alla coscienza la verità e la giustizia. Oggi a differenza di ieri il lavoro in mostra non ha peli sulla lingua e non intende fare finta di niente. Si arrovella, si distrugge, si fa nemici tutti, ma a tutti i costi sente di dover sottolineare quello che l’anima non intende dimenticare per quieto vivere. Se per sociale si intende affacciarsi alla finestra e raccontare ciò che si vede in quel preciso istante, in cui gli occhi si posano su quello che di maldestro rovina e altera la bellezza dell’orizzonte, va bene definire il mio lavoro anche sociale. Se per arte s’intende creare ponti immaginari lontano dall’affrontare i problemi reali, allora quello non è il mio modo di fare arte».

Una napoletana laureata a Tokyo e che torna in Italia ad insegnare, perché non sei fuggitavia come molti cervelli nazionali? «Fuggire è qualcosa che di certo non mi appartiene. Ho scelto di ritornare perché credo che fare finta di niente uccide la gente, e che tutti i problemi di questa entità sono legati tra di loro a livello planetario, per cui combattere un piccolo brufolo permette a tutto il corpo di stare bene, ovunque esso stia. Ho realizzato in passato personali aTokyo e in Australia ma non ancora a Napoli. Credo che in qualsiasi posto si abbiano delle necessità e priorità da seguire, indipendentemente dal proprio background. Quello che però differenzia il dire sono i contenuti come risultato del vissuto. Oggi con l’occasione presentatami dalla galleria Arti visive di proporre il mio punto di vista sulla realtà, rimango onorata di affrontare le tematiche che ho vissuto in modalità sana all’estero. Quell’esperienza, oggi mi permette di non arrendermi e di vedere con gli occhi della lotta la vita e con l’anima orientata alla bellezza, il mondo. Per questo la personale a Napoli, mi da motivo di continuare in modalità profonda la ricerca avviata, non tanto per confrontarmi con i miei “simili”, ma mi permette di essere orecchio per la voci silenziose e occhi per i ciechi, che ovunque vada mi appartengono anche se involontariamente non le riconoscessi”.

Ho visto le sculture esposte nella sede di Piazzetta Nilo, sono molto sensuali nelle loro forme. Cosa rappresentano in definita per l’artista… “Per me sono le emozioni non espresse ancora, che stentano a mostrarsi agli occhi di tutti, per paura per vigliaccheria e per senso di impotenza. Intendo interpretare il disagio comune, la tristezza nel dover rinunciare quotidianamente ai propri sogni, e a tutto lo straordinario che l’essere umano meriterebbe dalla vita. E per questo che le forme delle mie sculture si contorciono, affinché si spezzino quei legami malati fatti di assuefazione e che agli occhi dello spettatori torni facile riconoscere il proprio stato interiore>”.
Esposte molte fotografie ed una composizione fotografica molto originale (quella con le foto dei delinquenti e dei politici), molti dicono che non sia proprio arte: te cosa ne pensi? “
Credo che se si considera arte il quadro di Giotto soltanto e la Guernica di Picasso, di certo si rimane delusi dal mio modo di fare arte. Due cose, nell’arte contemporanea devono essere prioritarie a mio avviso: raccontare questo tempo e non un tempo passato, non dimenticandosi di avere un criterio estetico che vada di pari passi con la motivazione sociale che lo rappresenta”.
Da dove nasce l’idea di un testo fotografico? “
Molte delle idee che si impossessano del mio cuore, credo che scaturiscano sempre dalla coscienza. Riconosco nella vita un dono straordinario e nell’arte la possibilità di ringraziare la vita. E per questo che trovo inevitabile non avere paura e mettermi ad osservare il torrente in piena che a fianco scorre. Ho deciso a quel punto di raccogliere testimonianze di persone che hanno subito sopruso, omettendo nome e rilasciando solo età e provenienza. Grazie ad Ulisse & Calipso edizioni Mediterranee questo documento scritto, è stato pubblicato, includendo scatti fotografici creati ad hoc per testimoniare il sopruso. Due anni fa nasceva questa idea e da allora è cresciuto il desiderio di rappresentare il disagio contemporaneo anche in forme scultoree; con l’acciaio per tagliare le dipendenze e con lo scatto fotografico per invitare al risveglio collettivo”.
Notando tra gli scatti fotografici una sua interpretazione di lei sui rifiuti, pensa che la Campania ne uscirà mai? “
Lo scatto fotografico rientra nel progetto P.N.P., progresso non pubblicità. Il progetto è una raccolta di scatti, che rivelano in maniera diretta i soprusi che quotidianamente viviamo e alcuni dei questi, sono stati stampati e installati su otto edifici pubblici di Ercolano nel 2009, (http://youtube.com/VfnUVUSWvqQ) nel 2010 a Pompei e in unico formato a Porta Capuana, Napoli (http://youtube.com/rXhey5FWJ2g). Credo che certi sistemi possono essere debellati se c’è la volontà di tutti, nessuno escluso nel volerli combattere. Quando una sola di queste pedine manca, in particolar modo la politica, ecco che certi problemi diventano endemici e impossibili da risolvere. D’altro canto la società civile deve abituarsi a non scendere più a compromessi con il malaffare, evitando di incrementare solo ed esclusivamente il proprio orto, dimenticandosi della collettività e del bene comune. Le tragedie di solito uniscono, eppure pare che stiamo ancora aspettando quella che debba farci diventare un unico corpo di lotta, coeso al cambiamento e al riscatto della propria coscienza. Quando questo stato di cose si predisponerà allora saremo pronti a vedere le cose nella loro straordinaria unicità,ce di certo avremmo compreso, senza questa paura che ci assilla, quale risorsa straordinaria sono i rifiuti”.
Progetti per il futuro? “
Sì, incrementare il lavoro nella direzione più sociale possibile al fine di vedere due cose in giro, persone più felici e paesaggi più esteticamente sani e belli. Nell’ immediato a breve inizierò gli incontri in vari sedi italiane di presentazione del Testo la Mala Tolleranza.
A lungo termine una serie di personali con i nuovi lavori scultorei in varie sedi espositive in Italia.
Un progetto di riqualificazione ambientale e culturale A villaggio Mancuso in Sila, cona prima biennale della Scultura in legno, e degli incontri di fondamentale importanza socio-culturale con artisti e Docenti dell’ estremo oriente, con l’Ambasciata del Giappone di Roma e le Sedi Accademiche e Istituzionali di Calabra e Campania”
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Una Resto / Vado via alla Saviano per Informare? “
Bhé non ho i requisiti e le caratteristiche per competere con uno scrittore, e più che informare ai vari livelli di cronaca, quello che più mi preme è rimanere per mostrare la bellezza della verità a quelli che più sono vicino al mio cuore. L’ informazione può essere fatta anche creando bellezza evitando di avere paura e iniziare un dialogo di preparazione al bene, rimanendo anche a casa propria, vista la condivisione in web di notizie e aggiornamenti in tempo reale. L’ unica cosa che bisogna tenere a mente, a mio avviso, é di utilizzare la rete, come uno strumento di condivisione reale e non virtuale, altrimenti l’isolamento che già la società e il crimine attuano nella nostra vita, si acutizza e non diventa produttivo come dovrebbe nella direzione dell’amore”.
Un ultima domanda, sollecitato dai ragazzi di Officina Volturno: per le sculture cosa hai utilizzato? Una Vespa o una Ape? “
L’opera ritorno al bene è allumino, le tre alterazioni della giustizia, acciaio, e anche se l’ opera è tutta in acciaio i laterali che si trovano all’interno dell’opera cavallo di ritorno si riferiscono ad una vespa 125, rubata a qualche onesto cittadino che sfortunatamente è rimasto vittima di un furto o di un cavallo di ritorno non accettato”.


 

 

Officina Volturno

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Comune di Castel Volturno

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