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Regi Lagni, So. Ge. Ri. un disastro incontrollato!

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informare-tm-2 prima-pagina Regi Lagni, So. Ge. Ri. un disastro incontrollato!  img_3140 150x200Una colossale opera di inquinamento in un’area dove vivono 3 milione di persone

(Nella foto a sx, il percolato che tracima oltre i muri di contenimento di cemento armato ed invade i campi circostanti per poi andare a mare)

14 persone arrestate e decine di avvisi di garanzia nell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Napoli sull’ingente quantitativo di percolato (il residuo liquido prodotto dalla spazzatura) sversato tra il 2006 e il 2009 lungo il Litorale che va dalla provincia casertana fino alla costa sud della Campania.
In carcere sono finite otto persone, fra queste il dirigente della Regione Generoso Schiavone, l´architetto Claudio De Biasio, il dirigente della società “Hydrogest” (una delle società che ha avuto la gestione della depurazione in Campania) Gaetano De Bari. Altri sei, invece, hanno ottenuto gli arresti domiciliari. Nell’inchiesta figurano il prefetto ed ex commissario straordinario per l’emergenza rifiuti Corrado Catenacci (che ieri si è dimesso dalla presidenza della nuova società provinciale di gestione dei rifiuti Sapna), Marta Di Gennaro, ex vice commissario di Giudo Bertolaso alla Protezione civile, il Direttore generale dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini.

Risultano indagati, l’ex governatore e commissario ai rifiuti e alle bonifiche Antonio Bassolino, l’ex capo della sua segreteria Gianfranco Nappi, e l’ex assessore udeur all’Ambiente Luigi Nocera. Sono tutti accusati di associazione per delinquere, truffa, falso ideologico in atto pubblico e una serie di reati ambientali: tra questi, lo smaltimento illecito di rifiuti, scarichi non autorizzati di rifiuti, disastro ambientale.
L’inchiesta è coordinata dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo con il procuratore aggiunto Aldo De Chiara. L’indagine nasce come stralcio di quella definita “rompiballe” , sull’utilizzo spregiudicato degli impianti di cdr (combustibile da rifiuti), che aveva già portato all’incriminazione di Marta Di Gennaro, ex vice di Guido Bertolaso alla Protezione civile. Secondo l’accusa il rifiuto liquido, per sua natura altamente inquinante, non poteva essere raccolto nei depuratori ritenuti “già inadeguati ad assicurare la normale depurazione”.

Un disastro che si fingeva di ignorare…

Dire lo sapevamo già…e lo diciamo da dieci anni…che senso avrebbe ora? Sicuramente sarebbe una magrissima consolazione. Che ben vengano le indagini della Procura partenopea, cha facciano luce sui loschi affari della malavita, ma soprattutto della mala politica e della mala amministrazione. Allo stato, però, ciò che è stato fatto è ormai irreversibile. Forse fra 4 o 5 anni qualche alto funzionario, o qualche spregiudicato politicante incorrerà in una condanna penale, che tra attenuanti e benefici, nel migliore dei casi sarà scontata in stato di assoluta libertà. Questo forse ci darà la parvenza di una giustizia realizzata. Ma i danni prodotti all’ecosistema, alla nostra salute, non sarà più possibile eliminarli. Perché i suoi effetti sono nel nostro sangue, sono parte integrante della nostra catena alimentare.

Da oltre dieci anni Informare sta svolgendo un ruolo di grande sensibilizzazione in merito alle problematiche ambientali che interessano il nostro territorio. Più volte siamo intervenuti in ordine alla questione percolato, e più in generale delle discariche abusive presenti sul nostro territorio, in primis la Bortolotto e la So.Ge.Ri. Spesso, con denuncie pubbliche dettagliate, abbiamo richiamato l’attenzione delle autorità preposte  sullo stato dei Regi Lagni e sulla sua portata altamente inquinante. A tal proposito, nel Maggio del 2009 abbiamo chiesto ed ottenuto un’audizione presso la Commissione Ambiente della Regione Campania. In quell’occasione ci confrontammo con l’Assessore Ganapini in ordine alle vicende istituzionali che avevano interessato l’impianto di depurazione PS3 ubicato in Villa Literno, suggerendo delle ipotesi di intervento per far fronte alle inadeguatezze del sito, presente anche l’ing. Orrico ,responsabile regionale protezione civile. In quell’occasione  fu chiarito in modo inequivocabile che gli impianti del depuratore PS3 non funzionavano, in modo particolare l’impianto dei fanghi MAI entrati in funzione.

Da tempo immemore segnaliamo in tutte le sedi la strettissima incidenza che i problemi ambientali determinano sullo stato di salute della popolazione autoctona. Lo abbiamo fatto nel lontano 2003 in occasione di un incontro ad hoc organizzato presso la sede di Officina Volturno con il Dott. Ferraiuolo, già parlamentare e segretario provinciale dei medici di base. Siamo ritornati sul tema in più occasioni, diffondendo i dati delle indagini condotte da Legambiente, dalle quali emerge l’aumento esponenziale di neoplasie nelle nostre zone rispetto ad altre aree del paese. Sul numero di  Informare dell’Agosto 2008 abbiamo pubblicato uno speciale ad hoc sullo smaltimento dei fanghi di depurazione.

Tutto questo certamente non per autocelebrazione, ma per evidenziare come al cospetto di una società civile che denuncia questi fatti da tempo, che si prodiga per sollecitare interventi di bonifica e riqualificazione, sia sempre mancata la volontà delle istituzioni di ascoltare realmente e di condurre un’azione di monitoraggio e di prevenzione seria su tutta l’area dell’Agro Aversano e nelle zone limitrofe. I fatti oggetto dell’indagine condotta dalla DDA di Napoli, bene o male, erano noti a tantissimi cittadini ed innumerevoli associazioni come la nostra, che con grande senso di responsabilità hanno profuso impegno per informare e garantire la salvaguardia dell’ambiente attraverso le più svariate iniziative. Ma le proteste e le segnalazioni si sono infrante contro un muro di gomma.

“Anche il Commissario straordinario all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso e il suo vice Marta Di Gennaro avevano consapevolezza della problematica del percolato, e tuttavia lo gestivano con assoluta sufficienza, e soprattutto in dispregio di ogni regola”, scrivono i magistrati napoletani. Parole che sembrano suonare come una condanna per noi cittadini inermi.

Tutti coloro che hanno ricoperto ruoli istituzionali nel settore ambientale erano consci, secondo gli organi inquirenti, della inadeguatezza degli impianti di depurazione. Gli effetti drammatici erano davanti ai loro occhi. Tra le onde del mare, nelle falde dei nostri terreni agricoli, tra gli alberi della nostra pineta. Eppure hanno consentito che lo scempio avvenisse, che il percolato fosse sversato.

Il percolato, secondo quanto è emerso dai rilievi tecnici svolti durante le indagini, veniva prodotto in maniera enorme dalle discariche campane, in alcuni casi anche ben oltre quanto sarebbe stato lecito attendersi da un impianto di sversamento.

Nelle numerose intercettazioni raccolte durante l’indagine è emerso un quadro sconcertante sulla gestione spregiudicata dello smaltimento di rifiuti. Generoso Schiavone, uno degli arrestati, titolare della concessione per il ciclo di depurazione delle acque in Campania, intercettato al telefono si rallegra che durante l’ultima stagione estiva dagli stabilimenti balneari non sono arrivate lamentele nonostante “fino a luglio foce Regi Lagni ha buttato a mare tonnellate di m… al giorno”. La stessa cosa fu detta all’allora assessore all’ambiente del Comune di Castel Volturno (Tommaso Morlando) in un incontro in prefettura, dal’ing. De Bari (Hidrogest) che lo indicava  come unico soggetto che protestava, visto che dal Litorale non giungevano proteste.

In mare finisce di tutto, zinco, azoto, inquinanti pericolosissimi. “Gli impianti non funzionano affatto, ma la cosa deve rimanere tra di noi”, si sente in una telefonata tra un funzionario e un gestore di depuratori. “I risultati di questi campioni di acque reflue – si legge in una relazione dell’Arpac del 2007 – confrontati con quelli dei mesi precedenti attestano uno stato di sofferenza dello stato di ossidazione biologica dovuto anche alle modalità di immissione del percolato”.  E così mentre alcuni si ingrassavano, molti gestori balneari erano costretti a fare i conti con un calo verticale di presenze sui loro lidi.

Episodi che si conoscevano da anni, anche perché oggetto di una fluente letteratura in materia, che venivano perpetrati in piena emergenza rifiuti con la presunta complicità di quelle istituzioni che avrebbero, invece, dovuto garantire la nostra salute.  Si è preferito distruggere il Litorale Domizio e Castel Volturno in generale pur di nascondere le loro incapacità! Il nostro territorio da sempre è stato considerato come una “riserva” per tutte le problematiche della Regione Campania (terremoto-bradisismo-rifiuti-Regi Lagni), e noi sempre zitti e supini.  E chissà quanto altro si cela dietro e presto verrà fuori.

Secondo il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore, l’emergenza rifiuti è dovuta alla mancata“volontà politica di risolvere il problema della spazzatura, altrimenti in tanti anni lo si sarebbe fatto”.

La politica, invero, soprattutto quella campana, parla tanto ma concretizza poco. Sentiamo frequentemente discorsi  in merito al controllo del territorio, alla prevenzione, a fantomatici piani di intervento, ma poi, a conti fatti, è sempre e sistematicamente la magistratura che deve intervenire quando il problema ormai è divenuto endemico. Perché è giusto che si sappia: quando interviene la giustizia a fare luce su fatti di tale portata non c’è molto da stare allegri. Vuol dire che il danno è ormai stato cagionato. Che il sistema ha fallito. Che la nostra salute è ormai a rischio. E non saranno certo le condanne dei lestofanti di turno a riscrivere il destino della nostra salute e dei nostri figli.

Di una cosa, però, siamo sicuri. Nessuno dei responsabili di questo scempio ambientale avrà mai pace per quanto causato, e mai riceverà il perdono di chi si è ammalato e sta morendo a causa loro!!

A proposito dei percolato, dicevamo della SO.GE. RI.

Per la serie ne parliamo da anni, la prima pagina di Informare del Marzo 2010, dal titolo eloquente “Chi pagherà per tutto questo?”, introduceva l’ennesimo speciale dedicato da questo periodico al problema discariche, rifiuti e percolato.

Vi riproponiamo alcuni stralci significativi dell’articolo, invitando tutti alla riflessione:

1)     la discarica dovrebbe essere bonificata da anni visto che il primo piano di caratterizzazione è del 2002. Ad oggi non è stato fatto nulla.

2) Il percolato prodotto dalla discarica invade completamente i canali al confine e giunge fino al Canale Agnena arrivando, di fatto, fino al mare. Sono stati predisposti dei finti serbatoi di accumulo che, ovviamente, si riempiono immediatamente e il percolato fuoriesce nuovamente dalla parte sommatale della discarica ritornando ai già citati canali.

3)     La falda, anche quella profonda, è ormai irrimediabilmente contaminata.

4)     Ad oggi non si conosce ancora cosa è stato realmente scaricato nella discarica.

Regi fanghi

Il cattivo stato di manutenzione dell’impianto di depurazione PS3 di Villa Literno ha sempre rappresentato la causa principale del cattivo stato di salute delle nostre acque marine. Nel Maggio del 2008 scrivevamo questo:

Visti dall’esterno sembrano impianti efficienti e ben tenuti: le aiuole curate, la vigilanza privata all’ingresso, gli operai in tuta blu che girano diligenti fra le stradine pulite. Ed anche il nauseabondo odore che si diffonde nell’aria fino a centinaia di metri di distanza dal loro perimetro ad ogni ora del giorno e della notte potrebbe essere giustificato dal fatto che nei collettori fognari arrivano i reflui di circa un milione di cittadini campani e di quattro aree industriali. Ma varcando i cancelli d’ingresso dei cinque depuratori del Ps3, quelli realizzati circa trenta anni fa sui Regi Lagni, si percepisce immediatamente la forte decadenza delle strutture e l’assoluta mancanza di manutenzione agli impianti. E non occorre essere un esperto in ingegneria idraulica per comprendere che il processo di depurazione è seriamente compromesso. Il panorama è pressappoco desolante: c’è ruggine ovunque e sembra che tutto sia sul punto di implodere da un momento all’altro. Il collettore che più d’ogni altro presenta i segni dell’incuria è senza dubbio quello di Villa Literno, a valle del canale. Qui, sia i digestori, sia i disadratori dei fanghi sono completamente fuori uso da almeno sette anni; due dei quattro dissabbiatori, anziché separare la sabbia dalle acque, sono diventati dei vivai; alcune vasche in cemento armato realizzate per la sedimentazione dei reflui sono utilizzate su disposizione del commissariato straordinario ai rifiuti da un paio d’anni come deposito del percolato prodotto da alcune discariche della zona. Non va meglio all’impianto che dovrebbe separare i fanghi dall’acqua: una dopo l’altra, negli ultimi dodici mesi si sono rotte le quattro coclee della struttura (le imponenti pompe meccaniche indispensabili per sollevare i fanghi). E se l’assenza dei procedimenti di sedimentazione e disidratazione crea essenzialmente problemi di carattere economico  il mancato uso delle coclee, invece, sta creando dei seri problemi strutturali all’intero impianto. “Attualmente, denuncia Tammaro Tavoletta, responsabile regionale dell’Ugl Energia, il depuratore di Villa Literno (…) sta funzionando solo al 10% della potenzialità. Se non s’interviene immediatamente con una radicale ristrutturazione (…) massimo tre mesi e il depuratore rischia di bloccarsi completamente”. Ad allarmare Tammaro Tavoletta e i circa settanta operai del depuratore di Villa Literno è soprattutto la pericolosa fuoriuscita di fanghi dai tombini dell’impianto che da qualche mese si ripete periodicamente. Ad originare questo preoccupante fenomeno, secondo alcune maestranze del depuratore, potrebbero essere i fanghi non sollevati dalle coclee che stanno intasando i canali interni e i pozzi del collettore.

(…) Ma nessuno, neanche l’avvezza gente di Castelvolturno, di Villa Literno e dei paesi vicini poteva immaginare che nello specchio d’acqua dove sfocia il canale ci fossero microrganismi ed alghe mai catalogate prima in alcun altro tratto di mare dell’intero pianeta. A fare la scoperta è stato un istituto del ministero dell’ambiente, l’Icram, che ha condotto in zona delle approfondite analisi per conto del commissariato straordinario alle bonifiche. Secondo il direttore tecnico dell’Arpac Caserta, Domenico Ottaioano, alla foce dei Regi Lagni c’è in atto una chiara mutazione genetica di alcune specie di animali e vegetali che lottano per resistere al fortissimo inquinamento ambientale. E sempre secondo il dirigente dell’Arpac, è l’alveo dei Regi Lagni il diretto responsabile dell’inquinamento marino dei dieci chilometri a sud e dieci a nord della costa dove sfocia il canale. Un vero e proprio disastro ambientale che per Angelo Carano, direttore tecnico del commissariato alle bonifiche, però, non è da imputare esclusivamente alla scarsa attività di depurazione degli impianti del Ps3. (…)

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