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“Civichismo”, male politico locale

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informare-tm "Civichismo", male politico locale manifesti di propaganda elettorale del marzo 2010 a graz 300x290

Elezioni Grazzanise

Grazzanise.  Il cammino della coscienza e della partecipazione democratica (al pari della lotta per la libertà, per l’uguaglianza e per la giustizia) è sempre arduo e interminabile. Secondo me, questo è ormai un assioma; per altri, forse, un teorema. Circoscrivendo necessariamente un campo così vasto ed eleggendo a motivo di breve analisi la traduzione in schieramenti politico-amministrativi l’osmosi delle forze che si muovono per “afferrare” la rappresentanza popolare negli Enti locali, mi duole osservare che il “civichismo” è ancora un male persistente da cui tuttora non si guarisce, almeno nella realtà grazzanisana esplorata dal secondo dopoguerra ad oggi. Onde evitare equivoci, vado subito a precisare che col termine “civichismo” intendo, da molti anni, la tendenza ad aggregare liste civiche che comprendono candidati delle più diverse sponde. Un trend che a Grazzanise, nei sessant’anni appena trascorsi, di fatto non ha mai smesso di riproporsi. Perché? Già, perché sembra opinione largamente condivisa l’inclinazione a superare “allegramente” i paletti delle convinzioni ideali e ideologiche di fondo, al fine di dar vita a compagini che, proprio grazie alla somma di “presenze” acquisite avrebbero (e realisticamente hanno) maggiori probabilità di successo. Il prezzo che se ne paga, anche in senso istituzionale, non può che essere alto. Quantomeno verso tre ineludibili sbocchi: il dialogo interno agli attori risulta condizionato o perfino tarpato sui “nodi” di partenza delle concezioni a monte delle progettualità; prosperano i personalismi che dovrebbero invece essere mantenuti costantemente sotto controllo; l’interlocuzione con gli Enti a giurisdizione geografica più ampia o gerarchicamente superiori è tanto più faticosa quanto più lo schieramento civico -di maggioranza o di minoranza che sia- è variegato e quindi “debole” sul terreno elettorale che va oltre le tornate comunali (“debole”, pare chiaro, in quanto -nelle congiunture delle elezioni provinciali, regionali, politiche ed europee- inevitabilmente la civica locale si frantuma ed ogni “valvassino” porta acqua al suo “valvassore” inteso come singolo candidato o come partito).

Andando a guardare in retrospettiva le numerose liste di tal fatta che son sorte e poi morte nel tempo a Grazzanise (dalle vecchie Tre Spighe di Grano alla Campana, alle attualmente attive La Svolta e Nuovi Orizzonti) la variabile sta soltanto nel nome, rimanendo costanti viceversa composizioni che rimorchiano “fascisti” e comunisti, passando per tutte le colorazioni intermedie man mano sopraggiunte in questi anni di pletora partitica nazionale non schiacciata neppure dal bipolarismo che da pochi anni si va affermando e che ora nuovamente viene rimesso in discussione dai granitici sostenitori (casiniani, rutelliani o finiani…) di un “terzo polo” che, guarda caso, si colloca “al centro” riducendo a fin troppo facile esca l’antico adagio per il quale lì, nel mezzo, e non agli estremi, trovasi comunque la virtù. Val la pena, per ragioni di spazio, rinviare al futuro ulteriori approfondimenti (laddove fosse opportuno o sollecitato dal lettore), non senza però fare almeno un accenno alla “vexata quaestio” del “tramonto delle ideologie”. D’obbligo la domanda: ma queste sono davvero tramontate o è fallito, qui e là, il modello politico-statuale che ha ritenuto di poterle incarnare? A mio parere, si tratta di un problema aperto. E’ certo, intanto, che nessun corpo può vivere e muoversi mancandogli la testa.

Raffaele Raimondo

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