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Tommaso Morlando: "A Napoli ed in Campania ci sarà un autunno molto caldo!"

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Durante questo periodo vacanziero spesso sono andato in giro per Napoli. La città non è stata mai “chiusa”, particolarmente nelle zone più popolate e periferiche, ma il vero affollamento l’ho trovato nei centri commerciali, veri luogo d’incontro per famiglie. Osservando con attenzione ti rendevi conto che nonostante ci fosse tanta gente, alle casse non c’era fila. Tutti apparentemente felici con i loro abbigliamenti estivi super colorati, anche se la loro carnagione era bianca come gli svedesi. 
Abbiamo iniziato a domandare di come stavano le cose in generale e tutti, pur con tanta dignità, si dichiaravano molto preoccupati per la situazione economica generale e di quella meridionale in particolare. Maggiormente si ha paura che molte piccole aziende, che rappresentano quel sommerso che sostiene migliaia di famiglie, difficilmente riapriranno a Settembre.
Allora ho tentato di comprendere perché queste preoccupazioni eccessive, visto che i referenti del governo nazionale, e particolarmente del presidente del Consiglio, l’on. Berlusconi, dispensano fiducia a piene mani continuando ad affermare che la crisi è finita mentre alcuni periodici economici già annunciano che a Settembre, solo a Napoli, ci saranno oltre 200.000 disoccupati e si prevede un autunno molto difficile.
Qualcuno ha rappresentato queste difficoltà al governo, ovvero di impegnarsi di più per una politica che salvaguardi il Meridione e investa in infrastrutture ed opere pubbliche, particolarmente nel settore ambientale, ma a queste richieste il leader leghista Bossi ha tuonato: “Soldi per il sud non ci sono!”. Ma perché questa crisi dovesse colpire in particolar modo il Meridione e Napoli, non riuscivo a capirlo. Allora sono andato a trovare vecchi amici, grossisti della zona mercato di Napoli, il cuore del commercio napoletano e forse di gran parte del Sud e già qui ho iniziato a comprendere cosa stesse succedendo: i cinesi, la colpa è tutta della Cina. “Ma che c’azzeccano i cinesi con la crisi?” C’azzeccano…c’azzeccano…Il fenomeno cinese è stato preso sottogamba, loro sono silenziosi come le formiche, non si vede ma hanno lavorato, e tanto. Ormai in tutta la zona centrale quasi tutti i negozi trattano la loro merce, di italiano non c’è più nulla. Nel porto arrivano migliaia di container al giorno, arriva di tutto, di bassa qualità ma a prezzi stracciati, e poi riescono ad imitare tutto, ormai è un avventura distinguere ciò che è originale e ciò che è contraffatto. Non è possibile competere con loro. I loro prezzi spesso sono del 70/80% più bassi ed il popolino per la maggioranza guarda solo il prezzo. Ma è tutto legale? – domanda ovvia –  “Assolutamente no! Ma anche se sequestrano 100 container, ne arrivano altri mille, tanto loro hanno il governo alle spalle, la merce per loro non costa nulla, loro vogliono solo soldi, non conoscono assegni o altri tipi di pagamento: solo contanti. Milioni di euro che girano e tornano in Cina e noi che ci definivamo furbi e commercialmente preparati siamo al fallimento. Il mio amico commerciate da 4 generazioni rassegnato dice:” avevo 10 negozi e circa 30 operai sono rimasto solo con questo e lo gestisco con la mia famiglia, ma ancora per poco, non ci esco nemmeno con le spese”. Non completamente convinto, sono andato a trovare un altro mio vecchio amico, un importante industriale del settore tessile, che senza il minimo indugio mi ha confermato tutto ciò che mi aveva detto il grossista di Piazza Mercato, ma dandomi spiegazioni ancora più complete e drammatiche: “Noi da anni, come tante aziende italiane, produciamo i nostri capi in Cina, ma abbiamo in loco nostre persone che scelgono le materie prime migliori, mantenendo alta la qualità pertanto utilizziamo unicamente la mano d’opera che è altamente competitiva, ma anche in questo settore le cose stanno cambiando! Forti delle richieste da tutto il mondo iniziano ad imporre le loro condizioni e senza tanti complimenti. Il problema serio si è verificato per tutte quelle aziende del terziario e spesso del sommerso, non quello di alta qualità, che per fortuna continuano a resistere e dove il marchio made in Italy continua a farsi valere, ma per i prodotti commerciali di bassa qualità con i cinesi non esiste competizione ed ecco che molte piccole aziende forse a settembre nemmeno apriranno. Faccio un esempio: da generazioni producevo calzini, avevo comprato 5 nuove macchine, giovani operai, costi ridotti all’osso, come pure l’utile aziendale, pur di non chiudere un attività storica. Ultimamente vennero dei commercianti cinesi ad offrirmi dei calzini simili ai miei, solo come esperto potevo notare le differenze qualitative, ma il profano nemmeno lontanamente poteva rendersi conto. Bene, alla fine mi proponevano la stessa merce al 30% in meno del mio costo reale. Ho chiuso la piccola azienda vendute le macchine a ferro vecchio ed oggi compro i calzini da loro per non essere fuori mercato. Pertanto la situazione è drammatica, ma continuano ad invaderci di merce, per la maggioranza falsificata e di bassissima qualità e nessuno fa nulla. Occorrerebbe un piano industriale di riconversione, puntando sulla qualità prima che questi “arrivino” ad occupare anche questo settore, ma noi continuiamo a sottovalutarli e ad immaginare i cinesi ancora con il risciò”.
Dunque,  le preoccupazioni degli analisti risultano reali! Io ritorno al mio quotidiano, ancora più preoccupato, chiedendomi: “Ma chi si preoccupa di tutto ciò?” C’è un silenzio assordante in tal senso, la politica propone solo inciuci, schifezze e ruberie, ma chi ascolta il grido di dolore che viene da questa gente, dai più deboli e dai meno protetti da tutti quegli invisibili che sono scomodi da vedere? La politica dov’è ?
(Tommaso Morlando)

Tommaso

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